CASTELLI ROMANI DOC

CASTELLI ROMANI DOC

Provincia

Roma

Latina

Territorio di produzione e caratteristiche

Riconosciuto come vino DOC nel 1996; ultima modifica al disciplinare 2011.

La denominazione d’origine Castelli Romani può essere considerata la DOC delle DOC nel senso che è stata introdotta in tempi relativamente recenti interessando un territorio sul quale erano già presenti altre denominazioni d’origine.

Tale operazione è stata effettuata per tutelare anche i produttori di vini da monovitigno assieme ai produttori di vini rossi quando non esplicitamente contemplati nelle altre DOC. I singoli produttori, infatti, nel caso sul proprio territorio insistano diverse DOC (cosa comunque consentita dalla legge), possono scegliere al momento della vendemmia a quale aderire.

Il territorio di riferimento è abbastanza ampio (si estende su un’area della superficie di 85.000 ettari) e partendo dai Castelli Romani propriamente detti arriva fino al mare includendo i territori dei comuni di Pomezia ed Ardea assieme ai territori di Aprilia Cisterna e Latina facenti parte della provincia di Latina ed inclusi peraltro nella DOC Aprilia.

I comuni interessati in provincia di Roma sono: gli interi territori amministrativi dei comuni di Albano Laziale, Ariccia,   Castel Gandolfo, Ciampino, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monteporzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora, San Cesareo, Velletri, Zagarolo e parte dei territori amministrativi dei comuni di Ardea, Artena, Montecompatri,Pomezia e Roma.

In provincia di Latina sono inclusi: l'intero territorio amministrativo del comune di Cori e parte dei territori amministrativi dei comuni di Cisterna, Latina e Aprilia.

L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 19 e i 600 m s.l.m., con pendenza variabile: l’esposizione generale è orientata verso ovest, sud ovest e sud.

Il suolo dell’area delimitata si è formato attraverso complesse vicende geologiche che hanno visto l’attuale territorio, un tempo ricoperto dal mare, sollevarsi a causa di forti eventi tettonici e successivamente modificarsi in maniera sensibile a seguito dell’ attività vulcanica del cosiddetto Vulcano Laziale.

Quest’ultimo, attivo già 600.000 anni fa si caratterizzava per un edificio vulcanico alto ben 2000 metri, successivamente collassato su stesso a e dotato di numerose bocche e crateri secondari ancora visibili a giorno d’oggi.

Il collasso della camera magmatica infatti ha dato vita alla depressione calderica dei Pratoni di Vivaro; i crateri secondari e più recenti hanno formato le alture su cui oggi sorgono Ariccia Pantano Secco, Prata Porci, nonché i bacini lacustri degli attuali laghi di Albano e di Nemi.

L’attività vulcanica ha influenzato notevolmente le caratteristiche morfologiche e geologiche dei terreni dell’area, si per i magmi fuoriusciti dalle diverse bocche ma anche per il carattere esplosivo delle eruzioni che hanno scagliato, anche su lunghe distanze, materiali vulcanici di diverso tipo.

Si possono distinguere: pozzolane (localmente dette "terrinelle"), (ceneri vulcaniche del tutto prive di cementazione) che danno luogo a terreni sabbiosi, profondi, permeabili all'acqua e senza ristagni né superficiali né profondi; tufi litoidi, (derivati dalla cementazione delle ceneri e dei lapilli) che coprono la parte maggiore del territorio considerato e sono di scarsa o nulla permeabilità all'acqua e alle radici ed è necessario pertanto procedere a scassi profondi per poterle coltivare; terreni alluvionali riscontrabili in alcune parti e composti da sedimenti di terreni circostanti.

Si hanno anche limi e sabbie gialle mescolate a ciottolino calcarei e silicei sparsi o concentrati e argille azzurre e grigie di ambiente lacustre e terreni riconducibili alle terre rosse con tessitura argillo-limosa che presentano, in genere, limitato spessore ed un sottosuolo coerente.

I terreni di origine vulcanica ricchi di minerali come azoto e potassio, la loro inclinazione ed altitudine, nonché la loro morfologia, che li rende naturalmente sgrondanti ma capaci allo stesso tempo di essere notevolmente ricchi di sostanze nutrutive, rende queste zone ottimali per la produzione di vini di elevata qualità.

Il clima dell’area di produzione luminoso ed arioso, caratterizzato da buone precipitazioni ma da aridità estiva, da forte insolazione nei mesi di agosto settembre e ottobre e da una buona escursione termica notte giorno nella fase finale della vendemmia consente un’ottimale maturazione delle uve.

Storia

La presenza della viticoltura nella zona dei “Castelli romani” è attestata fin dall’epoca romana, in molte opere dei georgici latini.

Con la caduta dell'impero romano e le invasioni barbariche, la viticoltura di queste terre, nonostante i danni subiti, sopravvive e non perde la sua continuità con il passato.

Superati i secoli bui, la coltivazione della vite si diffonde nuovamente razionalizzandosi, fino a diventare la coltura principale del territorio castellano. Motore della crescita e dello sviluppo è la grande richiesta di vino di Roma, sede della corte papale e teatro di un forte aumento della popolazione.

Proprio sotto il pontificato di Paolo III il mercato romano fu invaso dai vini dei Castelli, sia perché il vino romanesco (quello prodotto entro 7 miglia dal campidoglio) non era sufficiente per il consumo della città, sia perché papi e cardinali amavano avere sulle mense vini diversi e di qualità. La diversificazione tra vino romanesco (quello prodotto entro sette miglia dal Campidoglio) e vino dei Castelli è attestato fino al XIX secolo.

Nel 1831 una Notificazione del Tesoriere Generale dello Sato Pontificio, proibisce l’importazione di vino ordinario e di acquavite in fusti in quanto “Avendo particolarmente a cuore la utile industria delle vigne.. e prendendo uno speciale interesse a vantaggio dei Proprietari delle medesime, gran parte de’quali, in ispecie in Roma, e nei vicini Castelli trovansi in possesso di copiose quantità di tuttora invendute di Vini, e di Acquavite”.

La storia recente è caratterizzata da un’evoluzione positiva della denominazione, con l’impianto di nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende che, unite alla professionalità degli operatori, hanno contribuito ad accrescere il livello qualitativo e la rinomanza del “Castelli romani”.

Tipologie

Castelli Romani bianco

Castelli Romani rosso

Castelli Romani rosato

Vitigni

Castelli Romani bianco

Tipologie: secco, amabile e frizzante.

Deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, disgiuntamente o congiuntamente, dai vitigni: Malvasia (bianca di Candia e puntinata) e Trebbiano (toscano, di Soave, verde e giallo).

Alla produzione di detto vino possono concorrere, da soli o congiuntamente, altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione per la Regione Lazio ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del disciplinare fino ad un massimo del 30%.

 

Castelli Romani rosso

Tipologie: secco, amabile, frizzante e novello.

Deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, disgiuntamente o congiuntamente, dai vitigni: Cesanese, Merlot, Montepulciano, Nero buono e Sangiovese.

Alla produzione di detto vino possono concorrere, da soli o congiuntamente, altri vitigni a bacca nera fino ad un massimo del 15%.

 

Castelli Romani rosato

Tipologie: secco, amabile e frizzante.

Deve essere ottenuto dall’uvaggio tra uve a bacca bianca ed uve a bacca nera o dalla lavorazione in rosato delle uve a bacca nera provenienti dai vigneti della zona richiamati in precedenza.

Caratteristiche organolettiche

Castelli Romani bianco

Colore: paglierino più o meno intenso.

Odore: fruttato, intenso, ricorda l’uva ammostata nel tipo novello.

Sapore: fresco, armonico, secco, talvolta frizzante e/o amabile.

Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.

Acidità totale minima: 5,0 g/l.

Estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

 

Castelli Romani rosso

Colore: rubino più o meno intenso.

Odore: vinoso, persistente, caratteristico, fruttato per il tipo novello.

Sapore: fresco, armonico, secco, rotondo, talvolta frizzante e/o amabile, vivace e fragrante per il tipo novello.

Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.

Acidità totale minima: 5,0 g/l.

Estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

 

Castelli Romani rosato

Colore: rosa più o meno intenso, talvolta con tonalità rubino.

Odore: fruttato, intenso, vinoso.

Sapore: fresco, armonico, secco, talvolta frizzante e/o amabile.

Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.

Acidità totale minima: 5,0 g/l.

Estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

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