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Monte San Biagio

Monte San Biagio

Descrizione

Antico borgo medievale, la sua origine urbana si fa risalire al 1099 quando viene “scoperto” un contratto di vendita di un terreno stipulato tra Crescenzo, figlio di Giovanni console e duca di Fondi e il Docibile Gattula, abitante a Castro Aprano.

 

Arroccato sulle pendici del monte Calvo a 133 mt. sul livello del mare, il paese è caratteristico per le sue strade a gradini e conserva ancora intatta la sua pianta originale con le  tre porte: San Rocco, San Vito e Portone o Porta Castello.
Situato in prossimità della Via Appia, a metà strada tra Roma e Napoli, appare in tutto il suo splendore in tutte le stagioni. Ma è a fine febbraio, inizi marzo che gli amanti della buona tavola possono degustare la vera Regina del Paese e cioè sua Maestà la Salsiccia, protagonista d’eccezione di una Sagra che nel 2014 arriverà alla sua 10^ edizione.

 

Nel mutevole paesaggio collinare, dalla sua “terrazza” si vede il mare con le isole ponziane e si può ammirare un panorama mozzafiato che dà sulla  Piana di Fondi e Monte San Biagio con il suo Lago costiero di origine alluvionale di grande importanza naturalistica.

 

Il centro storico accoglie molte testimonianze del passato come la Chiesa di San Giovanni Battista di epoca longobarda risalente al VII° sec. la quale custodisce il famoso trittico del 1500 di Cristoforo Scacco: lo sposalizio di Santa Caterina. Del pittore nativo del posto si può ammirare, salendo dalla Chiesa verso la piazzetta, la sua casa con il suo portico sormontato dallo stemma del casato.
La torre a pianta trapezoidale, di epoca longobarda, vera sentinella del Paese, con il suo Castello costruito sui ruderi di una fortezza o tempio romano, costituiscono la  testimonianza di un antico Ducato quello di Gaeta prima e di Fondi poi.

 

Posto al confine dello Stato Pontificio e del Regno delle due Sicilie, dove ancora possiamo ammirare le due Torri di guardia dell’Epitaffio e di Portella, il paese è stato protagonista tra il XVIII° e XIX° secolo  di molte vicende legate al brigantaggio in quanto una delle sue contrade Vallemarina era denominata “Terra di nessuno” in quanto ricca di boschi di sughero, grotte e sentieri, costituiva il rifugio perfetto  di impavidi briganti.

 

L’altra frazione di San Vito, ospita  Sughereta omonima che si estende per circa 300 ettari e  rappresenta il  vero fiore all’occhiello del Parco Ausoni e Lago di Fondi cui il paese è parte integrante. Essa comprende esemplari secolari di querce di sughero di alto fusto, che sono state inserite nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia.
Villa S. Vito è un buon punto per salire sul Monte delle Fate (1090 mt.). la salita si percorre in due ore e mezzo. Con l’auto invece si può raggiungere la contrada Vecchia, poi a piedi per una mulattiera Monte Sant’Angelo dove esistono i resti della Chiesa di sant’Angelo di stile gotico antico. La salita si percorre per circa un’ora. Proseguendo sul crinale del monte, verso mezzogiorno si raggiunge in un quarto d’ora circa, il Santuario della Madonna della Rocca da dove si può godere un panomara che spazia su tutta la piana.

 

Nella frazione di Vallemarina, con l’auto si può salire fino a Valle Imperiale o fino a Valle Viola dove esistono dei percorsi che raggiungono il confine di Sonnino. Il percorso si può effettuare a piedi per godersi lo spettacolo della natura ricca di sughere, erica ed arbusti tipici della macchia mediterranea e ammirare le rocce erose dal tempo e dalla pioggia che sembrano assomigliare a veri e propri paesaggi lunari.

 

Prendendo poi la strada dei Macchioni che si imbocca al termine del muro del cimitero sulla’Appia, dopo tre silometri si può accedere la Monte della Guardia dove tutt’ora esiste un grosso concio sul quale si notano due incavi a forma di scarpa. Su quel punto si alternavano giorno e notte a guardia del confine con l’ex Stato Pontificio gendarmi borbonici. Quell’incavo è dovuto al continuo strofinio delle scarpe indossate dalle guardie e per questo che questa cima fu denominata la “Guardia”.

 

Influenzato dai sapori delle dolci colline, dai pascoli, da un  “pantano” fertilissimo dove abbondano ortaggi e frutta come pesche, albicocche, fichi e da un  lago costiero che ospita ben 22 specie di pesci, tra i quali il famoso muggine calamita, tra le pietanze tipiche non potevamo non trovare quelli a base di cacciagione, la frittata con le cipolle, il cefalo arrosto, la zuppa di fagioli, gli spaghetti con olive nere, la salsiccia e broccoletti, lo spezzatino di pecora o di capra, il baccalà con peperoni secchi e i deliziosi “abbuoti”  (budelline di agnellino ripiene).

 

Tra i prodotti  tipici del paese ricordiamo la ormai celeberrima Salsiccia al coriandolo ricavata dall’impasto ben amalgamato della carne dell’intero suino tagliata a punta di coltello e condita con il coriandolo, antica spezia di origine araba portata fino a noi dai saraceni.
Ricordiamo poi la marzolina, un tipico formaggio fresco ottenuto dal latte di capra bianca, dal sapore inconfondibile.Chiude la kermesse delle tipicità del paese la carruba, un frutto dimenticato dal sapore dolciastro povero di calorie e grassi ma ricco di carboidrati, che è facile trovare nei negozi specializzati o nei banchi del mercato. La sua polpa viene attualmente utilizzata dall’industria alimentare per ricavarne il “carcao”, un surrogato del cacao che contiene però pochissimi grassi. Se si fa essiccare la polpa si ottiene invece il semolato, dai semi invece si estrae una gomma addensante che viene utilizzata in pasticceria come surrogato del cacao in polvere.
Questi frutti insieme alle ghiande venivano utilizzati come alimento per i maiali neri che nella sughereta venivano allevati fin dai tempi dei Longobardi.

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