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Il Principe di Novembre: il Vino Novello

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Amato dalla maggior parte dei consumatori e guardato con diffidenza dai puristi, il Vino Novello rappresenta un successo commerciale ed un fenomeno di massa, prevalentemente italiano,  in voga da diversi anni.

 

Sebbene in tempi recenti l’appeal di questa tipologia di vino abbia subito un certo ridimensionamento, complice un cambiamento nel gusto dei consumatori, la degustazione del primo vino della nuova vendemmia, nel mese di Novembre, rappresenta ancora un importante appuntamento celebrato da aziende e consumatori.

 

Il novello si caratterizza per essere un vino facile da bere, da degustare in contesti conviviali, con le immancabili castagne ma anche con dolci secchi e semi-secchi (secondo noi farebbe bella coppia con una bella sbrisolona magari al cioccolato) e perché no con salumi e formaggi poco stagionati.

 

Le sue caratteristiche organolettiche rappresentate da un grado alcolico non elevatissimo, morbidezza, sentori di fragola e frutti rossi, ne fanno un prodotto immediato che si fa apprezzare anche dai consumatori meno esperti.

 

Allo stesso tempo però, proprio questa sua facilità gustativa, tipica per alcuni del cosiddetto vinello, unitamente alle particolari tecniche produttive utilizzate per realizzarlo, lo espongono alle critiche, talvolta ingenerose, dei puristi del vino e dei produttori più snob.

 

Il vino novello infatti, viene prodotto con la macerazione carbonica, tecnica produttiva ben diversa dalla cosiddetta vinificazione in rosso, con cui vengono realizzati i vini rossi che noi conosciamo.

 

Sperimentata per la prima volta in Francia  negli anni 30, la macerazione carbonica prevede l’inserimento dei grappoli di uva interi in grossi contenitori appositamente studiati, saturi di anidride carbonica.

 

I grappoli sottostanti, schiacciati dal peso sovrastante si rompono e fanno fuoriuscire del mosto, dando luogo ad una prima fermentazione ad opera dei lieviti indigeni presenti sulla buccia delle uve.

 

Allo stesso tempo, l’assenza di ossigeno e la corrispondente presenza di anidride carbonica, induce le cellule che compongono le uve a modificare il loro metabolismo, utilizzando per la “respirazione” gli zuccheri e l’acido malico presenti al loro interno, e rilasciando anidride carbonica, alcol etilico e glicerina.

 

Ha luogo cioè un tipo di fermentazione (ovvero di trasformazione degli zuccheri in alcol) tutta interna alle cellule con consumo di quelle sostanze che rendono il vino “aspro” (acido malico) e il rilascio invece di quelle sostanze capaci di ammorbidire ed armonizzare il gusto del vino stesso.

 

La durata del processo, che varia dai 7 ai 20 giorni ed avviene ad una temperatura di 30°,  farà si che progressivamente gli acini posti sul fondo  si rompano (indeboliti nella struttura dal tipo di fermentazione intracellulare di cui sopra) schiacciati dal peso di quelli sovrastanti, macerando, e permettendo all’alcol presente, e per la fermentazione intracellulare e per la quella ad opera dei lieviti indigeni, di estrarre dalle bucce le sostanze coloranti e i precursori aromatici che caratterizzano i profumi del vino novello.

 

Successivamente avviene la pigiatura delle uve ed una breve fermentazione nel senso classico del termine per far si che il residuo zuccherino rimanente, venga trasformato in alcol con una fermentazione classica.

 

Il prodotto che ne risulta però, è già pronto per essere bevuto.

 

I cugini francesi sono stati tra i primi a produrre il vino novello  con uve Gamay negli anni 70,  chiamandolo Beaujolais Nouveau e realizzando il loro prodotto con il 100% di vino prodotto da macerazione carbonica.

 

In Italia il vino novello viene prodotto per la prima volta sempre negli anni 70 disciplinato negli 80 e può essere ad oggi realizzato a partire da diverse uve e con un minimo di 30% di vino proveniente da macerazione carbonica.

 

I metodi di produzione precedentemente illustrati, unitamente alle caratteristiche gustative del novello, vino molto profumato, immediato e di facile beva potrebbero in definitiva portarci ad avvalorare la tesi di coloro i quali considerano il novello alla stregua di un non vino, ovvero di un vinello, di una seconda scelta.

 

Non vogliamo però cedere a questa interpretazione.

 

Il novello è diventato oramai una tradizione da celebrare nel mese di Novembre, assieme ad amici e familiari, una bella occasione per stare insieme alle persone care, in un contesto conviviale informale, beneficiando della casa riscaldata, magari da un bel caminetto, concedendosi piccoli peccati di gola,  siano essi  rappresentati dalle squisite caldarroste, da qualche buon dolce secco o da qualche buon affettato poco stagionato.

 

Approfittate quindi di questo prodotto e consumatelo subito: non contenendo tannini infatti, non è adatto a lunghi invecchiamenti e deve essere bevuto entro i primi mesi dell’anno in arrivo.

 

 

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